Si sveglia all’obitorio stava per essere imbalsamata
Stava per essere imbalsamata
Una donna di 45 anni, dichiarata morta dopo un infarto, ha mosso il braccio destro mentre stava per esser imbalsamata in una camera mortuaria dell’ospedale di Cali, in Colombia. A quel punto l’impiegato dell’agenzia funebre ha immediatamente interrotto l…a procedura e ha riportato Noevia Serna, questo il nome della donna, in reparto. In rare occasioni, ha spiegato il neurochirurgo Juan Mendoza Vega, può succedere che il battito cardiaco e il respiro scendano a livelli impercettibili.
L’INFARTO E IL RICOVERO – Serna, malata di sclerosi multipla, aveva avuto un infarto lunedì scorso ed era stata ricoverata in
ospedale. Per dieci ore era rimasta collegata al respiratore artificiale. Poi, dopo un secondo infarto, i medici l’avevano dichiarata
morta. Tre ore dopo, in obitorio, stavano per iniettarle nella gamba il liquido che si utilizza per conservare i corpi prima del funerale. Ma si sono accorti di non avere di fronte un cadavere. «Muoveva il braccio destro, ho fermato la procedura e l’abbiamo riportata di corsa all’ospedale» ha raccontato uno degli impiegati dell’agenzia funebre. Secondo i medici le condizioni di Noevia restano critiche ma stabili anche se le sue possibilità di sopravvivere «non sono alte». È ancora incosciente ma non ha più bisogno del respiratore artificiale.
SINDROME DI LAZZARO – La figlia unica di Noevia, la 18enne Maria Fernanda Andrare, ancora scossa dall’accaduto, ha raccontato: «Non sapevo cosa fare, se correre a incontrarla, piangere o gridare». In attesa di un’indagine su quanto avvenuto nell’ospedale di Cali, l’ipotesi è che si sia trattato di un caso di quelli che i medici sono soliti chiamare «Sindrome di Lazzaro». Si tratta di una condizione rarissima, in cui pulsazioni cardiache e respirazione scendono al di sotto di livelli misurabili per poi riprendere. Non è neanche escluso che il «risveglio» sia da attribuirsi, seppure tardivamente, alle cure con cui medici hanno cercato di far ripartire il cuore dopo l’arresto.
Fonte:corriere della sera del 19/02/2010
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